sabato 16 febbraio 2008

Politica della biosfera

Perché un blog sulla politica della biosfera? Per poter discutere delle tante questioni e delle tante sfide che dobbiamo affrontare per il futuro. Innanzitutto il problema, mai così attuale, della redistribuzione delle risorse, problema politico e di valori. Poi, la questione, sempre più pressante, di quali strategie individuare per modificare modelli di produzione e di consumo ormai consolidati e apparentemente impossibili da mettere in discussione nell'immaginario collettivo. La crisi legata al progressivo depauperamento delle risorse minerali non rinnovabili e del sempre più grave stress entropico che l'attività umana impone al sustrato stesso che garantisce la continuità e l'evoluzione della vita sul pianeta. I possibili percorsi di transizione da un'economia basata sul mito della crescita esponenziale a modelli di civiltà sostenibile, che sappia finalmente accettare e interiorizzare il dato che viviamo, e dovremmo vivere ancora a lungo, in un mondo che possiede un patrimonio di risorse naturali e materiali che non può rinnovarsi su scale di tempo eccessivamente brevi. Una civiltà sostenibile che sia dinamica ed in continuo cambiamento in ambito creativo e culturale, ma allo stesso tempo capace di consumare risorse e soprattutto smaltire rifiuti ad un tasso minore o uguale della velocità con cui la natura può ricostituire i patrimoni intaccati, siano essi quelli energetici o quelli entropici. La sviluppo di un modello pratico, concreto, di società sostenibile si troverà a confrontarsi con nodi cruciali e sarà soggetto rischi enormi. Il dibattito potrà facilmente arenarsi su posizioni alternative egualmente unilaterali e dannose. Ad un estremo, le posizioni cornucopiane che negano l'esistenza di qualsiasi problema che non sia superabile dalla dinamica spontanea dei mercati e del loro stimolo allo sviluppo tecnologico (assunto lineare e potenzialmente infinito). All'altro estremo, le posizioni "stazionariste" che contemporaneamente predicono ed auspicano l'instaurarsi di un tipo di società, vaga combinazione di elementi medievali e rinascimentali, che durerà più o meno indefinitamente in uno stato "stazionario" (esso stesso di difficile definizione). In realtà, di fronte alla realtà storica e biologica dell'evoluzione, entrambe queste posizioni si basano su semplificazioni eccessive che impediscono di comprendere i problemi e le possibili soluzioni in tutta la loro enorme complessità. Problemi complessi richiedono soluzioni complesse. In una visione che tenga conto della dinamica evolutiva dell'uomo e della biosfera in cui l'umanità è inserita, l'obiettivo fondamentale deve essere la ricerca dell'insieme di strategie che garantiscano la sopravvivenza e lo sviluppo all'interno di sempre nuovi equilibri dinamici con la natura. In questa prospettiva assumeranno un ruolo sempre più fondamentale la questione dei valori, le direzioni future della tecnologia, della ricerca scientifica, e del sapere critico, il problema dei rischi connessi al piegarsi dell'attività tecnica a orizzonti limitati, alla barbarie del consumismo forsennato ed eterodiretto, alle priorità legate ad interessi ristretti di elites economiche e di potere. Il tema dei modelli di convivenza civile e di cooperazione civica, la costruzione di un nuovo senso dello stare insieme e dello Stato, la possibilità di tornare a parlare dei doveri di ciascuno come realizzazione dei diritti di tutti, ed innanzitutto di quelli dei più deboli. La meta della riduzione del dolore e della sofferenza umana, la possibilità di liberare le energie creative, emozionali, affettive, spirituali, e dirigerle verso mete più alte. Di tutto questo dovrebbe occuparsi una politica della biosfera che non voglia essere solo la sintesi di modelli di pensiero e di critica già esistenti, ma che possa realizzare nuove prospettive, nuove cornici concettuali e di valore, per contribuire positivamente alla costruzione di un futuro migliore e più illuminato per tutta l'umanità, all'interno di una cornice evolutiva. Perché il cambiamento è l'essenza stessa della vita, ed è la sua speranza.

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